IL BASTONE E LA CAROTA

“Dovrei punire/premiare mio figlio/a se prende un brutto/bel voto a scuola?”. Questa domanda mi viene fatta molto spesso e per decenni gli psicologi si sono domandati se premio e punizione sono estremi opposti della medesima risposta oppure due fattori indipendenti. Ricercatori dell’ Università di Washington ritengono che premio e punizione siano comportamenti indipendenti e che le punizioni siano da due a tre volte più efficaci dei premi nel modificare comportamenti. A un gruppo di ragazzi/e è stato chiesto di ascoltare dei rumori di clic provenienti da destra o sinistra e per ogni clic di indicare da che parte proveniva. Un altro gruppo di ragazzi/e doveva dire se dei lampi di luce che vedevano su uno schermo erano sulla parte destra o sinistra dello schermo. Clic e lampi venivano emessi in modo rapido e randomizzato rendendo difficile essere sicuri della risposta esatta. Per ogni risposta esatta, oppure sbagliata, venivano dati, oppure tolti, 5, 10, 15, 20 o 25 centesimi di dollaro ai ragazzi. Un programma software di statistica ha poi analizzato i risultati. I risultati rivelarono che vi era una tendenza a dare risposte corrette se le precedenti erano state corrette, e quindi premiate, e che la tendenza si rafforzava con l’aumentare del premio. Viceversa, per le risposte errate la tendenza era molto forte a non rifare un errore indipendentemente da quanto grande la punizione (soldi tolti). I risultati non differivano nei due gruppi di ragazzi e quindi non erano influenzati dal tipo di stimolo. Cioè, in termini di risposta comportamentale vincere o perdere 25 centesimi sono grandezze diverse. Quindi, secondo i ricercatori dello studio, uno studente che prende otto di matematica trae maggior beneficio se capisce perché ha perso due punti (rispetto alla votazione di 10), piuttosto che capire perché ha preso otto. In generale la votazione dovrebbe partire da 10 (oppure 30 o 100), e per ogni errore si scende. Si può anche scendere di pochissimo in quanto secondo lo studio, una perdita piccola vale quanto una grande come ‘fattore di correzione’, diversamente da quando ‘si sale’ dove guadagni piccoli valgono meno di guadagni grandi. In chiave evolutiva, se siamo qui su Facebook è perché siamo stati selezionati per la paura di ripetere certi errori (che in passato spesso volevano dire la differenza tra vita e morte), piuttosto che per il piacere di ripetere quei comportamenti che sono stati vincenti.

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