AIUTA IL PROSSIMO

Recentemente una madre mi ha portato in visita il suo bambino di 12 anni. Nessun problema pediatrico particolare, ma gli insegnanti dicono che il ragazzo non sembra avere fiducia in se stesso. “Non si butta”, “ha paura di perdere”, “gioca preferibilmente con bambini più piccoli”, “si lascia comandare da quelli più grandi”, “preferisce rinunciare piuttosto che affrontare il ecc. ecc.”. Negli ultimi mesi il ragazzo è stato portato da uno psicologo ed è stato iscritto a un corso di rugby e ora si vedrà se serve. La mamma mi chiede se si può fare altro per aiutare il ragazzo ad avere più fiducia. La risposta è sì. Uno studio su 641 ragazzi/e di 11-14 anni, durato 4 anni, dice che aiutare persone sconosciute (abitudine da portare avanti qualche mese) fa sviluppare fiducia in se stessi, mentre aiutare gli amici o i parenti è cosa buona, ma non serve a migliorare la fiducia in se stessi. Per aiutare il prossimo si intende non solo aiutare in senso stretto, ma anche condividere, ascoltare, dare consiglio e confortare. Secondo lo studio, aiutare il prossimo ci fa stare bene perché ci sentiamo utili, ma ci obbliga anche a prendere una posizione, proprio quello che chi non ha fiducia in se stesso non fa. La gratificazione che otteniamo ci induce a prendere posizioni sempre più volentieri perché il nostro premio è superiore al costo, e così l’aiuto che stiamo dando allo sconosciuto serve almeno altrettanto a noi. Infatti, quanto aiuto dare dipende da noi, così come anche il grado di gratificazione che sentiamo, e quindi il bilancio finale è controllato da chi offre aiuto. Quanto vale spalare la neve via dal portone del vicino? oppure aiutare la vecchina a attraversare la strada? o portare la spesa per cinque piani di scale per l’invalido? E di conseguenza, quanto devo essere soddisfatto di avere fatto queste azioni generose? Non ci sono valutazioni fisse come quando compro un litro di latte, e quindi basta che io faccia queste cose belle, gli attribuisca dei valori stabiliti da me e ecco che mi sento benissimo, anche se qualcosa mi sono costate. Con l’amico o il parente le cose non andrebbero così lisce, in quanto questi presto avrebbero occasione di restituire il cosiddetto favore e quindi la situazione, con relative valutazioni ritoccate, in un certo senso si azzererebbe. A parte questi calcoli, aiutare gli sconosciuti aiuta a conoscere gente nuova, togliere l’attenzione dai propri problemi, capire altre realtà. Infine, lo studio rivela che gli effetti sulla fiducia sono duraturi e non scompaiono anche quando per vari motivi uno smette di aiutare il prossimo. Sorpresa! Aiutare gli sconosciuti aiuta anche coloro che sono troppo sicuri di se stessi a ridimensionarsi.

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