IL POTERE DI UNA SPIEGAZIONE

Quando una sostanza priva di effetti farmacologici produce un risultato terapeutico benefico si parla di effetto placebo. Si pensava che perché la sostanza ‘funzionasse’, fosse fondamentale che il paziente venisse ingannato a pensare che stava assumendo un farmaco dai ben noti effetti farmacologici. Uno studio congiunto svizzero americano rivela che nell’ alleviare il dolore fisico, non c’è differenza tra l’effetto placebo classico (cioè all’ insaputa del paziente, che quindi pensa di assumere un farmaco) e quello dove il paziente sa che sta prendendo un placebo (e quindi è consapevole che non sta prendendo un farmaco), purché in questo caso gli sia stato spiegato in dettaglio (per almeno quindici minuti) tutto quello che si sa sui placebo. Se invece si dice al paziente che sta prendendo un placebo, senza dare ulteriori spiegazioni, allora l’effetto placebo è quasi nullo. Cioè, l’effetto placebo si ottiene sia quando il paziente viene ingannato a pensare che sta ricevendo un vero farmaco sia quando non viene ingannato, purché in questo caso capisca bene il razionale dell’inganno. Se invece capisce di essere ingannato, ma non sa perché, non si produce l’effetto placebo. Sempre di più si conferma quanto il rapporto medico paziente faccia parte della cura. Più in generale, il potere di una spiegazione cristallina, che si tratti di genitori-figli, insegnanti-studenti, istituzioni-pubblico è una forza senza pari, anche in situazioni difficili come quella di giustificare un inganno.

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